|
baustelle,
fonte www.ferrarasottolestelle.it
|
Baustelle
+ Giardini di Mirò, 24-06-06, Ferrara Sotto Le Stelle, Ferrara
Che i
Baustelle siano cresciuti dal punto di vista artistico è ormai
un fatto assodato, a testimoniarlo un disco quasi perfetto come LA MALAVITA,
in bilico tra pop orchestrale e cieli di piombo, scampoli di beat nostrano
e sciccherie dandy in stile Pulp, canzone d’autore
particolarmente attenta ai testi e produzione “ingombrante”.
Quello che non si sapeva era se la band sarebbe riuscita a convincere
gli ormai numerosi estimatori anche on stage e l’occasione per
appurarlo ce l’ha fornita la data di apertura dell’edizione
2006 di Ferrara sotto le stelle.
Una serata un po’ strana a dire il vero, in cui i Nostri hanno
incrociato la propria strada con una formazione che la storia dell’indie
italiano la scriveva qualche anno fa, prima di attraversare un inevitabile
momento di crisi. Quei Giardini di Mirò – Corrado Nuccini,
Luca di Mira, Mirko Venturelli, Francesco Donadello, Jukka Riverberi
attualmente in formazione - che di ritorno dall’aldilà,
nel ruolo della band di supporto proprio non sono riusciti a calarsi,
non foss’altro per un’ interpretazione della materia musicale
dal consueto stile impeccabile. Merito dei “soliti” arpeggi
fluidi, dei feedback selvaggi, dell’istinto e del sudore, delle
trame articolate, delle sfumature e dei colori accesi – tromba
e chitarra hanno ricoperto in questo senso un ruolo fondamentale –,
di una definizione degli spazi che un tempo si chiamava post-rock ma
che ora sembra essere altro. Un “altro” che il nuovo disco
del gruppo, in uscita a ottobre, contribuirà probabilmente a
definire con maggiore chiarezza.
I Baustelle dicevamo, nascosti sotto i baffi alla Charles Bronson di
Francesco Bianconi e forti del consueto look impeccabile. La band è
partita in sordina, con lo stesso Bianconi che inizialmente ha faticato
non poco a reggere il peso delle geometrie elaborate e degli arrangiamenti
pastosi. Una mancanza temporanea, dimenticata circa al terzo o quarto
brano, quando un po’ di coraggio e una maggiore convinzione hanno
tirato fuori il crooner puntuale e romantico che abita l’animo
del front-man. Il gruppo toscano ha pescato a piene mani dall’ultima
fatica discografica snocciolando (già) classici come Il corvo
Joe, Sergio, Un romantico a Milano e ribadendo implicitamente la
qualità superiore degli episodi contenuti ne LA MALAVITA. Una
qualità che tuttavia ha fatto il pari con il fascino giovanile
e istintivo di brani provenienti dal passato recente della band, uno
su tutti La Canzone del riformatorio.
Fabrizio Zampighi
|