Ardecore

 

Ardecore, 23-11-2005, Bronson, Ravenna

Ardecore non è semplicemente una passeggera quanto temporanea infatuazione per la tradizione degli stornelli romani come del resto non rappresenta un revival nobile e edulcorato di certo folk rionale tutto gnocchi e fettuccine. Ardecore è sinonimo di blues, musica dell’anima, impatto emotivo totale e destabilizzante mediato tutt’al più da qualche strumento - contrabbasso, chitarra, sassofono, xilofono, fisarmonica batteria - e da una voce – quella di Giampaolo Felici - che strappa il cuore in mille pezzettini.
Questa l’impressione dopo averli ascoltati al Bronson di Ravenna. Una band compatta, dalla performance live intensa e senza fronzoli, capace di raccontare l'’essere umano declamandone le solitudini, le insicurezze, le tensioni religiose, il coraggio di continuare a vivere anche nei momenti più difficili. Storie di disperazione, storie di umili e lavoratori, canzoni d’amore strazianti, vibranti spezzoni di scenari popolari. Murder Ballads le definirebbe il buon Nick Cave, che sottolineano un universo di riferimento parte integrante di una Roma povera ma piena d’orgoglio, quella dei reietti, dei dimenticati, dei colpevoli di troppo amore.
Dalla puntigliosa operazione di rinnovamento – tutti i brani in scaletta appartengono alla tradizione musicale capitolina - nascono struggenti episodi di denuncia sociale – Come Te Posso Amà -, suite dilatate che sfiorano territori jazz – la straziante Lupo De’ Fiume -, arrangiamenti quasi bandistici (La Popolana).
Al centro musicisti capaci di trovarsi a memoria, dal piglio sicuro e la solida presenza on stage, padroni di un background stilistico che parte dal folk del De Andrè meno etnico e arriva a toccare mondi a prima vista irraggiungibili come quello degli spirituals.

Zampighi Fabrizio