INTERVISTA, 2005
RECENSIONE "SIX MUSICIANS GETTING UNKNOWN"
RECENSIONE "WHEN GROUND FIGURES...."
RECENSIONE "FATHER MURPHY"

 

Father Murphy, 23-2-07, Ganesh Cafè, Bologna

Le pareti rosse, gli specchi, le luci soffuse e i soffitti a sbuffo dell'area concerti del Ganesh Cafè - un seminterrato di sei per sei posto esattamente sotto alla zona pub del locale -, sembrano fare il paio con la musica dei Father Murphy. Anch'essa evanescente, ricca di sfumature, dispersa in un alveo minimal-folkloristico figlio della psichedelia del Cappellaio Matto e parente stretto delle anoressie formali di Will Oldham e compagnia.
Un concerto, quello di Bologna, che in realtà non è un concerto ma un happening tra pochi intimi, funestato dallo scarsissimo spazio a disposizione per impianto e pubblico - il primo non altezza, il secondo costretto in pochi metri quadrati - ma sostenuto da una band che riconferma l'ottima impressione suscitata al momento della pubblicazione dell'ultimo SIX MUSICIANS GETTING UNKNOWN. Ed è proprio da lì che idealmente si parte alla ricerca dell'universo sghembo e affascinante della formazione trevigiana, con un' irresistibile Tell You A Secret che cita la Baby Lemonade di Syd Barrett pur suonando originale, con i colori appiccicosi di Brain e le progressioni trascinanti di It’s Raining Smiling Tunas Dear C. Lee , con la narcotica Butterflies & Bats e il grandangolo distorto di Seeds, con la We Know Who Our Enemies Are tratta dall'ultimo split Father Murphy / Lorenzo Fragiacomo. Nel complesso un live spedito e senza intoppi, che ha ripercorso a grandi linee la storia recente dei Father Murphy soffermandosi soltanto nel finale, su qualche testimonianza musicale proveniente dagli esordi - il garage di Rollercoster –, per un'ora e mezza di buona musica e qualche sporadico momento sottotono.

Fabrizio Zampighi