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Teatro Degli Orrori, 31-05-2008, Corte Ex Comandini, Cesena
Chi tocca muore. O magari si innamora. Di una delle migliori esperienze
live degli ultimi anni, di uno dei dischi più travolgenti e fragorosi,
di una delle formule musicali più eccitanti, di una delle poche
realtà col fegato spappolato ma il cervello ancora ben funzionante.
Un concerto de Il Teatro Degli Orrori è questione di ego, di
carisma, di caratura tecnica ma soprattutto di empatia violenta e meravigliosa
tra pubblico e performers, veicolata dal protendersi selvaggio di Pierpaolo
Capovilla sulle prime file, dall'impressionante potenza e precisione
dei rullanti di Francesco Valente, da un Favero
maestro d'armi e direttore d'orchestra, da un Gionata
Mirai motore propulsivo di una creatura a quattro teste –
pensanti - dall'aspetto davvero poco rassicurante. Una creatura celata
nel sottosuolo e nel quasi anonimato per anni – sotto le mentite
spoglie di One Dimensional Man, Putiferio, Super Elastic Bubble Plastic
-, che ha le unghie affilate di chi non è mai sceso a compromessi,
che è nihilismo e sputi in faccia, oscurità e sarcasmo,
alcool e anfetamine, nei testi quanto nelle musiche. Come quelle taglienti
di Vita Mia, cui viene affidato il compito di aprire le porte
dell'impero delle tenebre e che fanno letteralmente esplodere
una Corte Ex Comandini affollata, o magari quelle intense e dolorose
de La canzone di Tom – in una versione decisamente più
grezza e elettrica rispetto al disco -, il punk-noise-stoner devastante
– ancor più dal vivo - di Compagna Teresa o gli
scenari decadenti della quasi title track. Non c'è un attimo
di tregua nel set della band, mentre mestiere e furore si mescolano
negli occhi spiritati di Capovilla facendolo assomigliare al più
pericoloso criminale che la storia del rock ricordi - uno insomma, che
non faresti proprio uscire con tua figlia – o a un invasato. Finché
non prendi contatto con le liriche che canta e ne capisci l'intenso
retroterra emotivo e culturale, finendo così per vedere in lui
e negli altri tre del Teatro degli Orrori dei compagni di strada, dei
fratelli, dei musicisti capaci.
In una serata stramba e affascinante, può capitare anche questo.
Fabrizio
Zampighi














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