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Un
musicista in continua evoluzione, Xabier Iriondo, affascinato dal concetto
di avanguardia e con la voglia di reinventarsi ogni volta. Un incessante
e necessario progetto di ricerca personale che lo ha portato ad abbandonare
realtà affermate - Afterhours - per imbarcarsi in progetti meno
visibili ma in ugual misura affascinanti come gli ultimi Uncode Duello.
Web
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RECENSIONE
"UNCODE DUELLO" |
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INTERVISTA
A XABIER IRIONDO, 10-02-2005
La
prima curiosità è d’obbligo e riguarda il tuo passato
recente. Mi rendo conto di essere fuori tempo massimo per rivolgerti
una domanda del genere ma te la pongo lo stesso dal momento che non
ho avuto occasione di farlo prima.
Cosa è cambiato in Xabier Iriondo da quando è finita l’avventura
con gli Afterhours? Ancora convinto della scelta fatta? Quali le ragioni
alla base della separazione?
Ho suonato
con gli Afterhours per dieci anni, realizzato dischi in cui si voleva
far convivere melodia e qualche ruvida stranezza, girato l’Italia
in lungo ed in largo provando ogni sorta di esperienza (dalle cantine
ai palazzetti sportivi). Semplicemente ne avevo abbastanza. Ritenevo
(e tuttora ritengo) chiusa la fase esplorativa di quel progetto. Avevo
voglia di dedicarmi con più tempo e maggior concentrazione ai
progetti musicali e di vita su cui da tempo stavo ragionando.
Grazie a questa scelta (e quindi al tempo libero creatosi nella mia
vita) ho potuto condividere esperienze musicali di vario genere con
artisti/amici che stimo e fare scelte artistiche mai dettate da principi
quali il profitto o la convenienza.
E’
uscito "UNCODE DUELLO" esperienza discografica che condividi
con Paolo Cantù.
Cosa ti ha spinto a cominciare questa nuova avventura e che tipo di
progetto musicale vorresti veicolare con il gruppo?
UD non
è una “nuova” avventura. E’ il “nostro”
progetto musicale. Io e Paolo suoniamo insieme da 13 anni. Paolo è
una delle figure umano/artistiche che più mi ha influenzato.
Ricordo ancora quando diciassettenne andavo a vedere i concerti dei
primi Afterhours (1988) e rimanevo tutto il tempo a guardare e studiare
questo chitarrista dal sound così particolare (già allora
il suo modo di suonare era riconoscibilissimo).
Dopo varie esperienze musicali comuni (Six Minute War Madness, A Short
Apnea, Tasaday) abbiamo scelto di costruire un progetto da soli (spalleggiati
da qualche “amico”) e di portare avanti qualche cosa che
fosse la vera espressione del nostro “comune” sentire. Nessuna
“mediazione” artistica con altri, seguendo solo l’istinto/ragionamento
che da anni ci accomuna. Nei prossimi mesi vorremmo spingere il lato
live di questo progetto, affrontando i concerti ogni volta con differenti
batteristi ma rimanendo, comunque, un duo.
(abbiamo appena finito di girare nel nord-est e stiamo organizzando
delle date al centro-sud nel periodo fine aprile/primi di maggio).
Ascoltando
il disco mi è parso di cogliere, nei suoni, una maggiore apertura
rispetto a quanto poteva accadere, ad esempio, con Tasaday o A Short
Apnea. Brani più brevi, omogenei, diretti.
E’ solo una mia impressione o è qualcosa di più?
UD è
il contenitore nel quale riponiamo i nostri “comuni” interessi
musicali.
Non so se questo possa essere inteso come una maggiore apertura rispetto
a quanto accadeva con altri progetti.. Sicuramente c’è
un interesse particolare verso tecniche o aspetti improvvisativi/compositivi
ereditati dall’esperienza A Short Apnea.
L’utilizzo massiccio di voci o di contributi concreti porta un
forte senso evocativo e la melodia è sempre celata o avvolta
in cappotti “invisibili”.
"UNCODE DUELLO" è un progetto destinato
ad evolversi e ad avere una sua storia o un’esigenza creativa
limitata al solo “qui ed ora”?
UD è
il sentiero che abbiamo deciso di percorrere insieme io e Paolo, qualche
volta tenendoci per mano e qualche volta urtandoci, cercando sempre
un meta-linguaggio che fosse espressione della nostra sensibilità
comune.
Come si evolverà questo progetto non te lo posso dire anche perché
non lo so nemmeno io. Di sicuro cercheremo di non ripeterci e di fare
in modo che ogni volta che imbracciamo le chitarre ci sia quello spirito
“fresco” e di continua discussione/provocazione che da anni
abbiamo assunto come “legge” del nostro comune percorso.
Sei
un musicista poliedrico e con la voglia di sperimentare. Afterhours,
Tasaday, Six Minute War Madness, A Short Apnea hanno mostrato, nel tempo,
un percorso artistico caratterizzato dal tentativo di uscire dalla solita
routine creativa e dalle strutture musicali più ordinarie.
Da ascoltatore mi sono fatto un’idea a proposito di quelli che
sono gli elementi distintivi di ognuno dei progetti a cui hai partecipato
però mi piacerebbe che fossi tu, per una volta, a delineare tali
elementi…
Nel mio
percorso musicale ho sempre cercato di fare cose che mi emozionassero.
Sono attratto dalla “ricerca”, nel significato più
generale del termine.
Ad ogni progetto al quale ho partecipato o che ho creato ho cercato
di dare innanzitutto un contributo in termini di analisi e ricerca sonora,
poiché il suono e le sue varie componenti sono la base emozionale
alla quale faccio sempre riferimento.
L’idea di non seguire sempre uno stesso procedimento di composizione
d/nelle strutture musicali dipende dal fatto che non amo particolarmente
ripetermi. Preferisco cercare strade differenti (spesso molto lontane)
per esprimere concetti.
Sono sempre stato lo stesso chitarrista in tutti i gruppi in cui ho
suonato (Afterhours, Six Minute War Madness, A Short Apnea, Tasaday)
e ritengo lo si possa notare ascoltando i dischi.
Probabilmente l’unica sfumatura/evoluzione stilistica che penso
di aver acquisito negli ultimi anni (e quindi nei progetti che partono
dal 2000) è l’elaborazione, attraverso nuove tecnologie,
del segnale audio (in tempo reale o in post-produzione a seconda dei
casi).
Ti
senti pienamente rappresentato dalla musica che proponi o la ritieni
un passaggio obbligato verso qualcos’altro?
La musica
che ho fatto o che ancora sto facendo rappresenta la mia personalità.
Sono attratto da varie forme di applicazione artistica (colori, pittura,
immagini, video, nuove tecnologie e riscoperta di “vecchie”
tecniche). Chissà, magari in futuro riuscirò a fondere
tutti i miei interessi in un progetto globale (per ora è sicuramente
prematuro, ma mi piacerebbe intraprendere percorsi artistico/musicali
legati alla performance/interazione con il pubblico).
Cosa
è la musica per Xabier Iriondo?
L’intelligenza
applicata ai suoni ed al silenzio.
Oltre
al progetto UNCODE DUELLO di cosa ti occupi in questo periodo?
Nell’autunno
di quest’ anno aprirò un negozio a Milano.
Il nome sarà SOUNDMETAK.
Scopo di questo progetto sarà offrire uno spazio artistico/musicale
a coloro che cercano in particolari strumenti e/o oggetti musicali (lap
steel guitar anni ’30, radio transoceaniche valvolari, grammofoni
portatili, oggetti elettronici autocostruiti, dischi, libri, etc) un
feeling che ultimamente manca in quelli ordinari.
Un luogo in antitesi ai supermercati della musica (chitarre e bassi
elettrici, amplificatori, batterie, synth, etc) attualmente imperanti.
Che
genere di ascolti attrae la tua attenzione?
Tutto
ciò che contenga personalità ed originalità (meglio
se primitivo o comunque legato alle avanguardie musicali del novecento).
Alcuni esempi:
- il blues primordiale (1900-1920)
- le avanguardie classiche contemporanee (E.Varese, J.Cage, Messiaen,
Ligeti…)
- il free-jazz nelle sue forme più estreme
- il kraut-rock (can, faust, neu!...)
- il Canterbury sound (Soft machine, R.Wyatt…)
- il rock in opposition (Henry Cow, Fred Frith, …)
- certo free-rock inglese fine settanta (This Heat, Popgroup, Gang of
Four,…)
- la no wave (Contortions, DNA, Mars…).
Zampighi
Fabrizio |