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Che
il panorama indie italiano corrisponda ad una sorta di caleidoscopico
e confusionario contenitore ricolmo di ogni sorta di stranezza musicale
è ormai un fatto assodato. Come lo è la certezza che,
in alcuni casi, le proposte più interessanti nascano all’interno
di realtà discografiche che poco hanno a che vedere con i grandi
numeri o l’hype del momento.
E’ il caso dei Father Murphy, trio alle amichevoli dipendenze
del Madcap Collective nonché progetto musicale di chi, il collettivo
del cappellaio matto, l’ ha teorizzato e fatto nascere.
Quel Federico Zanatta la cui pirotecnica ed assai creativa verve è
protagonista della nostra intervista.
Web
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RECENSIONE
"SIX MUSICIANS GETTING UNKNOWN" |
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RECENSIONE
"FATHER MURPHY" |
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RECENSIONE
"WHEN GROUND FIGURES..." |
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LIVE
GANESH, 2007 |
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INTERVISTA
A FATHER MURPHY, 13-5-2005
Chi
sono i Father Murphy? Come è nata l’idea del gruppo? Quale
l’input alla base della proposta musicale?
Father
Murphy è un nome che intende rappresentare un insieme, una congrega.
Murphy era chiamato secoli fa mio padre, un reverendo, ma né
io né mia sorella Chiara Lee abbiamo pensato mai di rivolgerci
direttamente a lui con questo nome. È semplicemente un riferimento
religioso alle nostre origini.
Un gruppo vero e proprio non esiste. Diciamo che dalla nascita di questo
progetto fino ad un annetto fa abbiamo sperimentato varie eresie interne
sotto forma di amici di passaggio che hanno lasciato una loro traccia,
per arrivare, o meglio tornare, al trio o alla trinità (non vorrei
sembrare megalomane). Vittorio Demarin, nella sua trasfigurazione biblica
di GVitron, - anche se potrebbe sembrare una leggenda - è davvero
il vescovo che ha preso per mano me e Chiara e ci ha portati ad una
sorta di conversione. L’input di base è più o meno
questo: siamo un progetto, c’è stato un inizio e ci sarà
una fine, ci sono innumerevoli collaborazioni.
Niente deve ammuffire e le proposte devono essere sempre sincere.
Effettivamente si tratta di una sovra incisione di input ed atmosfere.
Con
all’attivo un disco vero e proprio – "FATHER MURPHY"
del 2001 – e un titolo in comproprietà con un tuo progetto
parallelo, i Mrs France, - "WHEN WE WERE YOUNG THE WORLD WASN'T
IN YOUR HANDS" del 2004 – il gruppo si appresta a registrare
un nuovo episodio discografico. Puoi fornire qualche anticipazione a
tal proposito?
Il secondo
disco potrebbe apparire come una contraddizione con quanto ho detto
prima, dal momento che sarà, diversamente da quanto fatto fin’ora,
un mostrare fedelmente quello che io, la Lee e Vittorio presentiamo
dal vivo. Interverranno altri musicisti ma saranno, in questo caso,
veri e propri ospiti.
Abbiamo infatti deciso di registrare tutto il materiale in poco più
di una settimana, periodo in cui ci “rinchiuderemo” in uno
studio sulle colline modenesi per meglio definire le nuove idee e la
natura del gruppo. Fino a qualche tempo fa non c’erano prove,
non c’era formazione fissa, e le canzoni venivano arrangiate in
un determinato modo a seconda di chi era disponibile per suonare. Adesso
siamo in tre, la line-up è quella che si vede dal vivo. Non penso
si possa parlare di spontaneità persa, più che altro si
tratta di confidenza e complicità.
Le tracce saranno molte, almeno per noi. Alcune le abbiamo già
provate dal vivo, altre le metteremo assieme in studio, sarà
poi compito di Davide – responsabile della registrazione di "ALL
MY SENSES ARE SENSLESS TODAY" dei Franklin Delano - dare una linea
al tutto.
Comunque l’album dovrebbe uscire verso la fine di settembre (titoli
provvisori? “three musicians getting unknown” ovvero “I
was in coma, then i woke up and asked for a strawberry milkshake”),
in contemporanea con il disco d’esordio di Stop the Wheel, un
ragazzo di Trieste davvero molto in gamba recentemente adottato da Madcap.
Poi faremo un breve tour - circa dieci date - e successivamente torneremo
ai ritmi canonici di un concerto al mese, anche perché Vittorio
dovrà pensare al suo secondo disco in uscita a novembre per Madcap
e Snowdonia.
"FATHER
MURPHY" è un disco piuttosto particolare, in cui reminiscenze
barrettiane – Syd, chitarrista dei Pink Floyd – si mescolano
a suoni impastati riconducibili ad una certa tradizione indie americana,
vocalizzi volutamente gracchianti convivono con cambi strutturali inaspettati.
Mi pare di capire che uno dei punti fissi dei Father Murphy sia non
avere punti fissi…
Come
accennavo prima tutto si basa su sovra incisioni di tracce. Per realizzare
"FATHER MURPHY" ci abbiamo messo circa un anno e tre mesi,
perché io, finché non ho ritenuto di aver concluso tutto
il mio lavoro, non ho passato nulla né a Vittorio, né
a Chiara. L’idea di essere liberi dalle meccaniche tipiche di
una band è stato sin dall’inizio un punto fondamentale.
Le prime due canzoni di "FATHER MURPHY" sono nate proprio
così. Io vivevo a New York e facevo il cameriere. Non avendo
abbastanza soldi per registrare il materiale presi con uno studio di
registrazione accordi che prevedevano che ogni mattina gli lavassi i
pavimenti, pulissi i tavoli mixer e i vari effetti. Loro in cambio mi
avrebbero dato la possibilità di registrare. Dopo circa tre settimane
ebbi a disposizione studio e fonico. Le tracce incise le spedii poi
a Vittorio, proponendogli di arrangiarle e da lì è nacque
l’idea di lavorare assieme, pur essendo così distanti (io
ero a NY, Vittorio a Venezia, e Chiara a Shanghai).
Che rapporto ha il gruppo con la psichedelia?
Posso
parlare io per tutti e tre e ti dico che il nostro concetto di pischedelia
si esaurisce con il primo album dei Pink Floyd, le uscite soliste di
Barrett, e il lavoro di Os Mutantes.
Considero psichedelica la maggior parte del lavoro di Badalamenti per
i film di Lynch, adoriamo i loop. Certo punk dei Nirvana è super
psichedelico.
Se di psichedelia si tratta, mi piacciono (vecchi conoscenti) i Jennifer
Gentle.
Sei
impegnato in una miriade di progetti. Oltre a gestire il Madcap Collective
e a suonare nei Father Murphy hai scritto una parte del minilibro "BREVI
ROUTINE E SEI RACCONTI" edito dalla St.Louis & Lawrence, branchia
della stessa Madcap. Sbaglio se ipotizzo che il frammento presentato
a tuo nome sia indirettamente legato alle note a seguito di Father Murphy
in quanto parte integrante di un immaginario letterario-musicale che
esula il singolo episodio?
Vorrei
risponderti che non sbagli ma sembrerei presuntuoso…
La mia idea, non è poi così originale e parte dal presupposto
che io stia dando ospitalità ad una sorta di spia aliena che,
in cambio del nutrimento che dal mio corpo riceve, satura il mio cervello
con vari stimoli che io traduco in forme diverse. L’idea di base
è quella di redigere una leggenda, dei Murphy o dei Lee (i cognomi
molto comuni hanno il dono di poterti indurre a credere che si stia
parlando in tono generale, ma solo perché sei paranoico questo
non vuol dire che qualcuno non ti stia seguendo, ripeteva spesso un
caro amico che adesso fa il benzinaio a Maui).
Per non dimenticare quanto la religione sia un’inesauribile scorta
di suggestioni…
Odio chi mi dice che se non fai una cosa e solo quella non sei né
carne né pesce..
L’impressione
che ho dando un’occhiata a tutto quello che fai è che vi
sia una sorta di ricorso ad una creatività totale che regola
ogni aspetto artistico e rifugge qualsiasi forma di banalizzazione,
sia essa una nota di copertina canonica, un’estetica consolidata
o una melodia troppo frequentata. È un’impressione corretta?
Mi piace
pensare che ogni cosa sia un progetto, e che quindi tutto abbia un suo
inizio e una propria fine. La tua impressione è corretta nel
senso che se io mi costruisco un mondo dove far rivivere i miei personaggi,
poco importa se questi poi saranno reali o credibili. Più importante
è se saranno pronti ad accettare nuovi ospiti incuriositi da
una "routine" che ci racconta cosa Lee combina imitando Mr.Lee.
Magari il collettivo Madcap è composto in realtà da ventisette
nanetti piromani che io e gli altri cerchiamo di reintrodurre nella
società convogliando le loro pulsioni distruttive in qualcosa
di creativo e non del tutto dannoso…
Notoriamente
in Italia non c’è molto spazio per produzioni musicali
atipiche come la vostra, se non nel sottobosco indie. In quanto leader
dei Father Murphy nonché deus ex machina del Madcap Collective
– etichetta discografica che ha curato la pubblicazione dell’ultimo
Franklin Delano nel nostro paese e, grazie alla partnership con l’americana
File 13, anche negli Stati Uniti – puoi dirmi che reazioni suscitano
in ambiti diversi dal nostro i progetti che ti vedono coinvolto ?
Direi
che, per adesso, solo all’estero si può parlare di attenzione
“sveglia”. Per presentare la Leggenda dei Lee sono stato
invitato negli ultimi due anni in Grecia per tre settimane, a Malta
e a Belfast, dove ho potuto vedere quanto la genuinità possa
avere ancora un proprio senso di esistere. A New York potevo suonare
due canzoni due volte la settimana agli open mic sia in mezzo a perfetti
sconosciuti che ad artisti indie ben noti (i due Moldy Peaches, il cantante
degli Spin Doctor, Bright Eyes, per citarne alcuni).
Grazie alle super limitate tirature di St.Louis & Lawrence, insieme
ad Andrea A. Di Carlo ed altri amici, abbiamo girato alcune librerie
italiane. Le reazioni direi che non ci sono, nel senso che non ci sono
reazioni dirette bensì prodotte solo dopo aver sottoposto il
pubblico a stimoli e questo è forse uno dei problemi che affligge
maggiormente l’Italia, confrontandola con altre realtà.
Disporre di soldi ed utilizzarli per prendere in giro la “brava
gente”. Un bel proposito…
Cosa
vedi nel tuo futuro e in quello della tua etichetta?
Mi ripropongo
di rispondere nel modo meno elusivo possibile.
Il mio futuro: il secondo disco di Father Murphy, a cui dedicherò
moltissimo tempo fino circa a novembre 2005, forse dicembre. Dopo Brevi
Routine E Sei Racconti il libretto a cui accennavi prima, ci sarà
una ristampa in cinquecento copie - sempre numerate - poi anima e corpo
per arrivare alla fine - spero entro due anni e qualche mese - del primo
libro della Leggenda dei Lee (Brevi Routine ne sono l’introduzione).
Il futuro di Madcap Collective: uscita di Father Murphy e Stop the Wheel,
quindi il secondo disco di Vittorio Demarin e Littlebrown, ristampa
di Like A Smoking Gun In Front Of Me dei Franklin Delano.
Continueremo a non trovare accordi con i distributori italiani, continueranno
a ritenerci quasi illegali solo perché non abbiamo una partita
iva, faremo uscire altre due micro pubblicazioni prima di fine anno
con St.Louis & Lawrence, cambieremo indirizzo anche quest’anno
come facciamo ogni anno (ci scade il contratto ad ottobre). Vorremmo
trovare una sistemazione definitiva ma odiamo il Veneto (e forse l’Italia,
a quanti vogliamo bene qui?). Ottimo sarebbe avere un posto qui e un
posto lì, questo il nostro proposito.
E poi siamo un collettivo, un progetto, e forse ci sarà una fine
anche per questo se non avremo più risorse finanziarie da investire.
Ma finché spendi duemila euro all’anno i soldi si possono
trovare per mandare avanti qualcosa. A meno che i ventisette nanetti
non brucino qualcosa, e allora giù di spese processuali, rimborsi,
plastiche varie, ed ecco che tutto è da ricostruire…
Zampighi
Fabrizio
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